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Il giardino
Il giardino

Il giardino risale al 1820.
Allora era solo un prato degradante naturalmente verso il lago.
Da quella data viene realizzato il primo muro di contenimento e viene realizzato un giardino all'inglese, come è visibile nella foto del 1857 e come si rileva anche da una mappa del 1867 che abbiamo recentemente trovato.  

 


In tale data viene chiesto il permesso di ampliare il giardino
verso lago realizzando un nuovo muraglione e l'impianto
planimetrico complessivo viene ridisegnato come lo potete
ammirare oggi.

 

 


Nel 1899 viene iniziata la costruzione della nuova villa Biffi mantenendo al giardino l'impianto all'inglese che oggi troviamo sostanzialmente intatto, con il grande prato
digradante dalla villa al lago contrapposto alle ombrose zone a bosco.

 

 

 

 

 


Ad ovest, sul confine con villa Giulia ex Branca Melzi d'Eril, si allunga l'antica limonaia, con agrumi di varie specie, poi una doppia fila di camelie di cultivar moderne di particolare importanza. 

 

 

 

 

 

 


All'angolo verso il lago si incontra un imponente gruppo di rododendri arborei e comuni, alti oltre 10 metri e una splendida magnolia, perfettamente formata a globo, i cui rami si immergono nell'acqua quando il lago è alto.  

 

 

 

 

 


Le aiuole lungo il lago ospitano varie essenze tipiche
dei giardini dell'800:
spiraea japonica aurea, spiraea bumalda, yucca, potentilla,
weigela, abelia, lobelia, hypericum, lavanda, hydrangea quercifolia,
edgewortia, etc.

 

 

 

 



Scendendo invece dalla villa per il viale principale,
si costeggiano aiuole di rose fiorite da aprile
a fine anno e un'allée di olee fragrans,
osmanthus e mimose, alternate con statue dell'800
in un prato di convallaria japonica,
una rustica erba della famiglia dei mughetti, tipica dei giardini del secolo scorso.  

 

 

 

 


Dal centro del lungolago si scende verso l'acqua con un pontile di legno affiancato da un piccolo
parterre privato, fiorito di oleandri, ginestre e ligustri.

 

 

 

 

 

 

 


Nel cuore del giardino spicca un boschetto di camelie con almeno 40 differenti varietà, alcune delle quali rappresentate da esemplari di grandissimo pregio, risalenti alla fine dell'800, straordinari per dimensione e ricchezza di fioritura. Anche le azalee che bordano il boschetto di camelie sono in parte ancora originarie dell'800 e successivamente integrate con impianti di cultivar recenti. 

 


Nel giardino svettano alcuni alberi di alto fusto di particolare importanza: uno splendido fagus asplenifolia, un gingko biloba ancora giovane, diverse canfore, un cedro atlantico, una sequoia, un platano e molti esemplari di tassi, allori, pungitopo, ecc. 

 

 

 


Sparse a gruppi nel giardino si possono contare numerose palme, delle quali alcune altissime, del genere trachycarpus fortunei, una pianta dalla straordinaria vitalità, importata dai monti della Cina e diventata endemica sui nostri laghi, sempre piena di fascino per le foglie che si muovono ad ogni soffio di brezza. 

 

 


Banani, bamboo, agavi, bougainvillee e plumbago testimoniano della mitezza del clima e della eccezionale esposizione della sponda. La antica darsena, ombrosa e misteriosa, piena di pesci che nuotano nella penombra, lega in modo indissolubile il giardino al lago.

 

 


Fino agli anni 50 il giardino era anche completo di scuderie, stalle, una serra fredda e calda e diversi locali accessori, quali la segheria, il ripostiglio dei remi, il deposito attrezzi agricoli, il semenzaio ecc.  

 

 


Negli anni questi locali hanno perso la loro originaria funzione e sono stati recuperati, trasformandoli in deliziose piccole residenze, cercando di mantenere il sapore del tempo e di salvare i segni del passato ed i suoi materiali; un compito delicato e difficile poiché il tempo passa e non scandisce il suo ritmo e la memoria si perde con il passare degli uomini.

 

 

 

 

 

 

Oggi poi i vecchi giardini non sono più percepiti solamente come spazi intimi e riservati ma come ricchezza del territorio e delle comunità, al punto che le amministrazioni centrali e locali hanno varato provvedimenti legislativi e fiscali per contribuire al mantenimento e al recupero delle vecchie proprietà.
L'esistenza stessa di questo sito internet è un segno di come sta cambiando il rapporto fra la proprietà e un pubblico attento; quando un ospite americano o australiano ci manifesta il suo interesse ai ricordi della casa e sfoglia gli appunti che abbiamo faticosamente redatto ci sentiamo appagati delle fatiche, delle preoccupazioni e del peso delle responsabilità.

 


E così nelle diverse stagioni dell'anno, apriamo i cancelli al pubblico per visite gratuite, guidate da botanici esperti e spesso anche da noi proprietari, felici di poter raccontare il miracolo quotidiano di un giardino storico che sopravvive al tempo e alle intemperie per ridare ogni anno profumo e colore alla nostra vita.

 

 

 

 

 

 


Infine ci è parso importante inserire qui anche una foto dell'"Antonio della Villa Biffi", il giardiniere/autista Antonio Colombo arrivato alla villa nel 1922 dalla scuola della Villa Reale di Monza e attivo nel giardino per quasi 50 anni; allora i prati si tagliavano con la ranza, non esistevano diserbanti, non c'era irrigazione automatica, i semi dei fiori non si comperavano ma si producevano in giardino e i risultati dipendevano dalla capacità del singolo maturata sul campo e dalla dura fatica. 

 

 

 

 


Passeggiando con sua figlia nel giardino, che ci ha visti giocare da bambini, i ricordi si accavallavano e si precisavano ed era chiaro che il giardino è vivo, mutevole, sensibile alle attenzioni e agli affetti, artificioso come tutte le creazioni dell'uomo, specchio delle emozioni di chi lo cura e lo ama.

 

 

 

 

 


In ultimo vale la pena di dire qualche parola sul vero cuore del giardino, il lago. Chi entra nel giardino percepisce immediatamente il collegamento profondo con il lago, a volte immoto e malinconico, e poi subito dopo selvaggio o solare, grigio, blu, verde, nero, …

 

 



Il lago è tornato limpido e pulito; i persici da tanti anni non sono mai stati così numerosi, le tinche nuotano in frega in darsena, le alborelle e gli agoni sfilano in sciami infiniti e i cigni, i germani, gli svassi, i martin pescatori, le folaghe e le poiane tornano a volare fra le isole: forse è la speranza di un futuro di civiltà.
 
 

 

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